giovedì, 05 novembre 2009

K&D Projection NightIn arrivo un evento imperdibile, in scena - manco a dirlo - venerdì 13 novembre 2009. 

K & D, nelle personalità contorte (e nodose) di Kansch - Daniele Canci - e De Collibus - Francesco Maria De Collibus - in occasione della realizzazione dell'ultimo corto Die Klinik

PRESENTA

K&D PROJECTION NIGHT, una serata in cui verranno proiettati i corti più interessanti e visti dei due ex-giovani filmakers. Cortisonici Varese, Milano Film Festival, Pescara Film Festival, fino all'impareggiabile Cuveglio Film Festival: i due prodi non si sono risparmiati nulla. Prima visione assoluta per Die Klinik.

La serata si apre con un corto fantascientifico di 10' di Ernesto Ruota, in arte Ernest Wheel ovvero l'importanza di chiamarsi Ernesto. A seguire, una panoramica dei capolavori dei due Maestri, Kansch e De Collibus, regista & sceneggiatore, il Gatto & la Volpe, la Tenebra del Decadentismo & la Luce della Satira, il Culo & la Camicia: si passa da Whispers, videoclip musicale che nasce come clip di una canzone di Emanuele Caldara e cresce come variazione sul tema del Viaggio della Luna di George Méliès (per chi vede la cosa come troppo intellettuale, si ricordi che è stato girato in Valcuvia, nella Pineta Alta di Montegrino e dietro l'Inceneritore di Voldomino) e che potete vedere qui, fino a Song of War, corto di animazione precipitato nell'Inferno dei Cortisonici (proiettato nell'edizione 2007). Cambio di registro con le due Flash Animation sceneggiate dal sempiterno F. M. De Collibus, che anche se fa Maria di secondo nome e abita a Milano è più abruzzese di un arrosticino, e realizzate da Virginia "Jukuki" Campoluongo, ggiovane creativa di Pescara di cui qui non potete vedere il sito. Discussi e controversi, i due lavori mettono in scena con ironia due temi che più attuali non si può: il futuro dei giovani (La Scommessa) e l'eutanasia, ambientata... qualche millennio fa (Sia fatta la tua volontà). Si chiude alla grande con il Grande Inedito, corto di animazione mista in cui la computergrafica si sposa con la stop motion, per poi divorziare soppiantata da pixilation, silhouette e animazione tradizionale: DIE KLINIK. «Tutto ha il suo prezzo? O forse ciò che ha prezzo non vale niente?», questo l'arduo ed oscuro (in vari sensi) quesito. 

Venerdì 13 novembre.
Inizio serata ore 21.30, Punto d'Incontro di Maccagno (Via Pietro Valsecchi 21, Maccagno).

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categoria:film
lunedì, 02 novembre 2009

alda-meriniFatele i funerali di Stato, alla signora dei Navigli. Fatele quello che volete. Indite bandi, celebrate, commemorate, mettetele una targa alla memoria fuori dall'appartamento di cui anni fa le avevate sgomberato la soffitta, la soffitta piena di ricordi dove c'era la ruota della bici del marito, con cui lui di notte andava al lavoro. Il marito che decenni prima l'aveva fatta rinchiudere in manicomio, che lei aveva perdonato e a cui voleva ancora bene (ma sapeva di non amare: sono rimasti i "pazzi", a riconoscere la distanza tra l'affetto e l'amore?). E voi markettari, mandate in giro le sue foto nuda settantenne, in posa con la sigaretta in bocca, ormai un "marchio" di... trasgressione ma non troppo, trasgressione ma intellettuale perché in bianco e nero, citate "l'esperienza del manicomio" come se fosse una stagione poetica da antologia: lei riderebbe.

E riderebbe in faccia a tutti voi, nel momento in cui, rinchiusi nel privato, all'oscuro delle convenzioni e delle manifeste espressioni sociali, vi rendereste conto della pochezza di tutte le vostre certezze, della vostra solitudine integrata, vi fareste schifo da soli, leggendo la passionale, fisica, vera bellezza dei suoi versi.

A tutte le donne

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra

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martedì, 27 ottobre 2009

AH1N1«Assolutamente ingiustificato questo allarmismo mediatico. L'influenza da virus H1N1 allo stato attuale ha un tasso di mortalità di meno della metà dell'influenza stagionale».

Non è un blogger dietrologo a dirlo ma Paolo Grossi, infettivologo dell’Ospedale di Varese e docente all'Insubria.

Guarda l'intervista video 
fatta da Byoblu, ripresa anche da VareseNews.

Domanda: sì, ma se il virus dovesse mutare? Risposta: non c'è. Ma di certo il vaccino prodotto dalle case farmaceutiche per l'attuale "suina" non avrebbe alcuna efficacia su un virus mutato. Ha efficacia, senz'altro, sul portafoglio dell'industria farmaceutica. 

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categoria:web , attualità
martedì, 27 ottobre 2009

neroChe palle. Scrivo poco che ho talmente sonno che mi si chiudono gli occhi, e ho altri 25 milioni di cose da fare prima di finire questa giornata (consoliamoci: quella di domani sarà peggio). Volevo solo dire che non so come si faccia a stupirsi della negatività del mondo in cui viviamo: è già buona, data la gente che vi dimora.
Ieri ho scoperto che una ragazza di un gruppo che avevo incontrato sabato sera tornando a casa - erano seduti a un tavolo fuori da un locale, non li avevo visti, mi hanno chiamato e sono andata a salutarli - va in giro a dire che li avevo visti e ho fatto finta di non vederli apposta. Giorni fa, un gruppo di donne in un accesso di vittimismo collettivo si accaniscono in modo assurdo con il loro capo su una stagista debole e indifesa, non presente; gli errori c'erano, peccato che nessuno ha pensato che le si stavano dando responsabilità che non le competevano.
Oggi facendo un commento su FB, poi diventato un mini botta e risposta che a me sembrava innocuo, l'interlocutrice si lamenta che "non si perde occasione per pretendere di insegnarle qualcosa" (io? a lei che non vedo da anni? cosa sei il centro del mondo?). Ho lasciato cadere il discorso per evitare conclusioni di cattivo gusto. Protagoniste, in tutti i casi, donne che trasudano negatività.
Sono piccole, piccolissime cose. Ma cazzo, a livello macro? Come fanno ad andar bene le cose? Io so solo una cosa: la negatività è contagiosa. Io, devo starle lontana, perché il nero è un vortice che ti inghiottisce. Ed è un vero peccato non rendersi conto di come buona parte della paranoia / pessimismo a tutti i costi sia composta di narcisismo (povero me, colpito dalla sventura e dal destino, odiato da tutti etc... sì? ma sai che forse in realtà tu sei indifferente a chi ti sta intorno? sarà questo che non riesci ad accettare?).
Ma se intossichi la tua prospettiva con il veleno della negatività, purtroppo prima o poi la realtà che ti sarai creato in questo modo ti darà ragione.

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domenica, 25 ottobre 2009
vikos
(Ephyrus, Zagorohoria. Vikos-Aoos National Park)
To make a prairie it takes a clover and one bee,
One clover, and a bee.
And revery.
The revery alone will do,
If bees are few.
(Emily Dickinson, 1755)
Enigma - Return to innocence
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lunedì, 19 ottobre 2009

«... un'ultima domanda: valutate un eventuale possibile inserimento al termine dello stage?»

«Guardi, le vie del Signore sono infinite... comunque di sicuro non a breve termine, dobbiamo finire di licenziare un po' di gente...»

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categoria:lavoro
sabato, 17 ottobre 2009

autunno@ Il mio ottico è scappato con la 18enne commessa del negozio. Trent'anni, tranquillo fin troppo, apparentemente noioso e "topo da biblioteca" quattrocchi, ha piantato in asso i soci che stavano per cedergli l'attività, non prima di aver lasciato di sé altre malefatte che qui non citerò, se non la più divertente: ha distrutto tutti i filmati della videocamera di sorveglianza, tranne uno. In questo si vedono loro due che si appartano e si sbaciucchiano in un angolo del negozio. Chissà cosa succedeva negli altri.

@ In un posto di lavoro della provincia di Como che non citerò, anni fa (ma l'ho saputo l'altro ieri), in un sabato non lavorativo, un dipendente fu sgamato dal capo a scopare sulla scrivania dell'ufficio (aveva la chiave). Ebbe poi una sanzione disciplinare o qualcosa del genere: ma perché mai? Era solo una dimostrazione di quanto fosse affezionato al suo ufficio (a Como questo episodio è ormai leggenda).

@ Telefonata di richiesta info per un piccolo trilocale in affitto. Proprietario: «Per quante persone?». Telefonante: «Cinque». P.: «Guardi, in realtà per cinque persone è un po' piccolo...» T.: «
Questo è affar mio, lo devo vedere io...». Certo, e se ti porti l'intera kasbah a distruggere un appartamento non è affatto affare del proprietario.

@ Sempre parlando di affitti, volevo giusto copiare/incollare annunci divertenti tratti da Bakeca.it per l'affitto di camere a Milano. Da “34 anni gay problematico nevrotico cerca coinquilini, no checche no mamme sostitutive” e una sfilza esilarante di dettagli e richieste, ad affitti a prezzi stracciati di singole sui Navigli, “per gente che non si fa problemi, in stabile pieno di stranieri” ( = sempre la kasbah di cui sopra), a ragazzo che affitta singola a soli 100 euro al mese a “ragazza open-minded, disponibile per compagnia serale”. Ma non posso: il famoso sito di annunci gratuiti, tra l'altro utilissimo, è stato oscurato ieri dalla Polizia postale per favoreggiamento della prostituzione.

@ Su Facebook esiste anche questo gruppo: «Preghiera: Madonnina dagli occhi buoni fai scoppiar tutti i gommoni!». 566 membri, accese ed "evolutissime" discussioni in bacheca. C'è anche quello che insulta "la zecca rossa" perché critica la posizione del gruppo, e ne denuncia la vigliaccheria: comunista 2.0 da scrivania, non avrebbe mai il coraggio di sostenere apertamente le sue idee davanti a lui e due/tre teste rasate amici suoi. Ma io vivo davvero in Italia?

@ Ci sarebbero altre situazioni e dinamiche vissute in prima persona anche più gustose (a gustarle hanno il triste sapore della desolazione, lasciamo perdere) ma non posso scriverle qui, e a dir la verità da nessun'altra parte: diciamo che alla fine avevo ragione io, ed
è meglio diffidare sempre e comunque, di chiunque. Anche di chi in realtà ci si può fidare, perché a sua volta può essere stato illuso da qualcun altro.

@ Concludo questa carrellata di everyday nonsense rubando una frase citata su Facebook da una mia conoscente, che riferisce le parole di un suo collega di una redazione milanese:
«Non so a che pagina devo scrivere e non so neanche chi sono».

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lunedì, 12 ottobre 2009

Birra 1Al lavoro, sto traducendo alcuni appunti in inglese che avevo preso alle conferenze del BIP Forum di Cernobbio. A un certo punto, in una lista che mette in contrapposizione valori opposti, al "careers, money and opportunism" si contrappone un certo "internal hopping". Traduzione di Babelfish: "luppolizzazione interna".
In pratica: se ci tenete a creare un clima sereno e collaborativo tra i vostri dipendenti, andate giù di birra :-)

Ps naturalmente la traduzione non è questa. Anche se tuttora mi sto chiedendo come si possa spiegare in italiano questa cosa qui.

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categoria:lavoro
venerdì, 02 ottobre 2009

E così finalmente, dopo tre mesi, arriva il resoconto del bellissimo viaggio che io e il Kansch abbiamo fatto a giugno in Grecia Continentale. Da Atene a Salonicco, passando per Delfi, le Meteore e la Zagorohoria, guidati da una Lonely Planet e a bordo di una scassata Hyundai Accent, che ci ha fatto un regalo in più: la musica. Un sottofondo greco che è o malinconico o allegramente bizantino, soprattutto in Tessaglia...

Atene, 20 – 21 giugno

greciaSi parte! Arriviamo in aereo ad Atene di primo pomeriggio (il volo era alle 11.40), con una fame da lupi visto che non mangiavamo dalla mattina presto. Dall'aeroporto prendiamo il suburbano – la metro è guasta – cambiamo a Nerantiotissa e con la verde scendiamo alla piazzetta di Monastiraki: noto quartiere della città, la piazza a noi risulta piuttosto squallida, si possono trovare bancarelle e suonatori ambulanti e la domenica c'è il mercato delle pulci. Qui abbiamo il primo incontro con la cucina greca: lo Thanasis ci presenta per la prima volta degli enormi e gustosissimi souvlaki. Armi e bagagli ci dirigiamo verso l'ostello dove abbiamo prenotato, poco lontano, e strada facendo ci “godiamo” la panoramica della vera Atene: una città sporca, brutta e caotica, a dispetto dei tesori storici che custodisce; l'Hotel Tempi è un dignitosissimo ostello a poco prezzo, in una via linda e carina (soprattutto visti i dintorni...). ateneIn serata ci gettiamo nella vita ateniese, e a Plaka ci troviamo in mezzo ad una vera folla, con tanto di strade chiuse all'accesso e polizia: casualmente, proprio sabato 20 giugno era il giorno di inaugurazione del New Acropolis Museum, con tanto di proiezioni animate sulla superficie esterna. Si cena con gelato in una delle ripide e bellissime viuzze sotto l'acropoli illuminata, proprio sopra l'Agorà Romana, vicino a cui, per inciso, c'è un locale con tavolini all'aperto alquanto tamarro e con camerieri alquanto loquaci in cui i suddetti non si sognarono mai di fermarsi... anche se di giorno spruzzavano sottili getti d'acqua contro la calura terribbile.

acropoliDomenica si parte alla conquista dell'Acropoli: la fatica della salita è ben ricompensata da una bella sorpresa all'ingresso, visto che gli studenti universitari non pagano (risparmiati in totale 24 euri, per l'ingresso a tutti i monumenti dell'Acropoli, dai due studenti di vecchia data, uno dei quali ancora per pochi giorni!!!). Ascendiamo lungo la millenaria Via Panatenaica, oltrepassiamo la Porta Beulè e attraverso i Propilei entriamo nel Santuario. La bellezza – e l'emozione – sono forti, ma purtroppo il turismo di massa riesce a togliere il velo di sacralità che ancora vive in questi luoghi: troppa gente, troppe voci, troppe macchine fotografiche. Ci godiamo il Partenone, ma il mio preferito resta sempre il piccolo Eretteo con le sei Cariatidi, il luogo più sacro dell'Acropoli, perché era qui che Atena aveva fatto nascere il suo albero di ulivo e Poseidone aveva conficcato il tridente. Il Partenone, monumentale ma decorativo. Sul versante meridionale il meraviglioso enorme Teatro di Dioniso, sopra il quale si intravede l'ingresso del Santuario di Asclepio, purtroppo inaccessibile, un portico che introduce in una grotta misteriosa dove scorre una sorgente curativa, e a ovest il Teatro di Erode Attico, dove come tutte le estati andava in scena il Festival Ellenico... peccato che quella sera fosse in programma uno spettacolo di tango, che a noi non poteva fregare di meno (fosse stata una tragedia09 Teatro di Dionisio sarei ancora lì). Usciamo dall'Acropoli a pomeriggio inoltrato e ci facciamo un fantastico aperitivo con una Mithos, la tipica birra greca molto buona e saporosa, in uno dei localini all'aperto con vista tramonto sull'Acropoli, intrattenuti da un punkabbestia estremo che si sgola sulle note di Toto Cutugno (non poteva che essere italiano). Proseguiamo costeggiando l'arco di Adriano e il tempio di Zeus Olimpio, e grazie alla metro riusciamo a vedere anche il cambio della guardia degli euzones davanti al Parlamento. La fame è ormai notevole e ci fiondiamo a tarda sera alla Taverna tou Psyrri, raccomandata dalla Lonely Planet e dove effettivamente si mangia molto e a poco prezzo... ma fin troppo, con enormi fette di arrosto annegate in spaghetti che fanno da contorno. Inizia l'incontro-scontro con la cucina greca e con le usanze della gente del posto, che si incontra alle 11 di sera per una serata tra amici e per dare vita a mangiate colossali fino a tarda notte con carne stra-condita e ogni sorta di dolci.

Delfi, 22 – 23 giugno

delfi1Sveglia il lunedì per andare all'aeroporto e ritirare dall'Avis la nostra nuova compagna di viaggio, una scassatissima Hyundai Accent bianca di età indefinibile – non poteva dirsi altrettanto per gli innumerevoli sfrisi – con cambio automatico e istruzioni in greco moderno. Qui come altrove la mia conoscenza del greco antico si è scontrata con la dura realtà contemporanea: l'unica frase che sono riuscita a tradurre del manuale è “d'inverno, quando la temperatura scende sotto i dieci gradi...” - utilissima data la stagione e la temperatura. La Hyundai d'ora in poi sarebbe stata Meli-car (da Melissa, ape). A bordo di Meli-car ci dirigiamo innanzitutto verso la famosa - e terribilmente torrida - pianura di Maratona: Maratona è, in realtà, una città provincialissima e anonima, e passandoci francamente non abbiamo potuto che immaginare la gioventù di Maratona ad ammazzare le serate peggio che in Valcuvia. Molto carina invece la tappa sul lago di Maratona, dove abbiamo mangiato all'ombra e alla brezza di un risto-pub-spiaggia privata, rinunciando a tombe e tumuli. Finalmente arrividelfi2amo a Delfi: cittadina tranquilla e molto pittoresca, anche qui turismo ma non troppo, e veniamo accolti dal simpaticissimo Ioannis, Giovanni, un istrionico greco che parla anche un po' di italiano e ci regala un aperitivo di benvenuto al carinissimo Varonos Hotel. Facciamo qualche giretto nei dintorni e in serata ceniamo alla Taverna Vakhos, dove la specialità è l'ottimo gallo cotto nel vino. Il giorno dopo è tutto dedicato alla visita del Santuario di Delfi e del Museo, anche qui entriamo gratis ma con qualche difficoltà – ci manca la fantomatica tessera universitaria europea con i timbri annuali – e vaghiamo tra le sacre rovine alle pendici del Parnaso, in particolare il Tempio di Apollo che fu fotografato dal Kansch più o meno da tutte le prospettive possibili (e anche quelle non possibili). Serata nella Taverna To Patrikomas sul Golfo di Corinto, uno dei tanti ottimi posti dove un antipasto è in grado di avere la stessa consistenza di un pasto completo.

Kalambaka, 24 – 25 giugno

meteoresMeli-car ci conduce alle pendici delle mitiche Meteore. Pinnacoli di roccia, panorama alieno di un ex fondale oceanico, grotte di eremiti e monasteri a picco sul nulla: uno scenario incredibile e di rara suggestione. Ci sistemiamo a Kalambaka, cittadina ai piedi delle rupi, alla Guest House Elena, guesthouse con camere molto carine e docce a idromassaggio, gestita da una famiglia che abita sotto. Ci lanciamo subito alla scoperta il primo giorno, scegliendo – anche in base ai giorni e agli orari di apertura dei monasteri: occhio! - di partire con il Moní Agías Triádos, il Monastero della Santa Trinità. Il “monopati ben segnato lungo 1 km” che parte da Kalambaka per arrivare al monastero si rivela un minuscolo e impervio sentiero in mezzo ai boschi, ma ne vale la pena: Agías Triádos mi ha colpito più di tutti, piccolo, solitario e con un panorama mozzafiato, è apparso nel film di James Bond Agente 007 – Solo per i tuoi occhi. Cena con vista all'ottima Taverna Paradisos. Il giorno dopo, viaggiando in macchina su una meno avventurosa ma più comoda strada asfaltata, abbiamo visto il Moní Megálou Meteòrou, il Monastero della Grande Meteora, il Moní Agías Varvás Roussánou e il Moní Agíou Stefánou: ognuno con il suo bel cortile e il suo bel katholikòn (la chiesetta interna), nel primo c'erano anche diverse mostre – da quella sulla Resistenza greca ad opere d'arte sacra, alla cantina con gli attrezzi d'epoca – ma un po' più “commerciali”, con le monache che vendono miele o icone e pullmann di turisti … di cui abbiamo scroccato le spiegazioni delle guide :-) Ghiotto aperitivo tipico alla bella Taverna Panellinion, in centro proprio dietro la fontana, mini-cena in losco bar per soli uomini.

Zagorohoria, 26 – 27 giugno

zagorococo
Ed è così che arriviamo nel selvaggio ed aspro Epiro, destinazione Zagorohória. La Zagorohória è una regione che comprende 46 paesini di montagna dove il tempo sembra essersi fermato: il nome deriva da un'antica espressione slavona, za Gora (tra le montagne) e dal greco horia, paesi, ed è tutta un susseguirsi di villaggi dai tetti in ardesia, foreste e tornanti ai confini con l'Albania. Il primo giorno, dopo esserci sistemati a Monodendri all'Archontiko Zarkada decidiamo di scendere verso la bizantina città di Ioánnina, da cui siamo salpati subito con un battellino per visitare Tò Nisí, L'Isola, in mezzo al lago Pamvótis: piccina e chiusa al traffico, ospita la casa (ora museo) del famoso Alì Pascià, che qui si rifugiò prima di essere stanato e ucciso per ordine del sultano ottomano che aveva sfidato con la sua tracotanza. Poco fuori dal villaggio, tra sentieri erbosi e galline a spasso, c'è il Moní Filanthropinon, un monastero costruito nel '200 da una nobile famiglia di Costantinopoli fuggita di fronte ai crociati, ma che dall'esterno sembrava un cortile privato con tanto di panni stesi e profumo di pranzo... la guida lo citava come sede di una “scuola segreta” dei cristiani durante il dominio ottomano, e la sottoscritta ha fatto di tutto finché una vecchina è uscita urlando qualcosa in greco. Non ci hanno sparato: è uscito il figlio con una chiave e ci ha fatto vedere la chiesa sorvegliandoci a vista, ma siamo riusciti a vedere anche i famosi affreschi del XVI secolo con, accanto alle figure della cristianità, alcuni filosofi classici come Platone e Aristotele. Altra caratteristica di Tò Nisí sono i ristorantini di pesce, con all'esterno enormi vasche gremitissime di carpe, anguille, orate, gamberi, vive ma neppure in grado di muoversi. Spettacolo tristissimi a volerci riflettere, ma che non mi ha impedito di mangiarmi in breve – brevissimo – tempo una serie di “gambari” e un po' di anguilla al Propodes, dove passando ci aveva fermato il rubizzo ristoratore con un taccuino su cui erano segnati gli orari del battello, per rassicurare i diffidenti turisti sul fatto che c'erano corse anche di sera e potevano fermarsi a mangiare senza restar bloccati sull'isola.vikos
Il giorno dopo invece è dedicato tutto all'Epiro più tradizionale. Il cuore della Zagorohória è il parco nazionale di Vikos-Aios, che prende il nome dalla gola di Vikos che la attraversa e che con i suoi 900 metri detiene il Guinness dei Primati per la profondità: bellissimo, immersi nel verde nasconde segreti come il monastero di Agía Paraskeví o altre chiesette abbandonate a se stesse, con le tartarughine da incontrare sui sentieri. Affrontando tornanti su tornanti si arriva ai paesi di Pápingo (Megálo e Mikró), dove abbiamo incontrato una vecchia pastora transumante con le sue caprette, e dove ci sono anche alcune fantastiche piscine naturali tra le rocce. Cena finale al Restaurant H Tsoumanis, con un cinghiale di bontà commovente...
Ma è il mattino della partenza che avviene l'incontro più emblematico del viaggio. Allontanandoci dai paesi, ci troviamo sulla strada inizialmente due mucche con i vitellini: simpatici. Poco dopo li segue però un cavallo scuro, che si ferma in mezzo alla corsia opposta sbattendo la coda in modo alquanto nervoso, apparentemente sta per imbizzarrirsi, ma passa oltre. Poi, la catastrofe: da lontano si avvicina un branco di enormi bestioni con le corna - con il fiato corto continuavamo a ripeterci che in realtà erano tenere mucche, ma lo zoom della macchina fotografica tra le zampe ci dà torto - che man mano che si avvicinano alla macchina ci guardano e accelerano fino a correre. Ho fatto un video, che causa batterie esaurite si è interrotto proprio mentre erano quasi addosso alla macchina: apocalittico, sembra finire per la morte degli automobilisti. Alla fine, la mandria libera di tori della Zagorohoria è passata ai lati della macchina e se ne è andata, mentre la sottoscritta ha avuto il mal di testa per due ore.   

Salonicco, 28 – 29 – 30 giugno

saloniccoTappa finale Salonicco, Thessaloniki, la città bizantina. Dopo la notevole delusione iniziale, causata da un itinerario alquanto squallido suggerito dalla Lonely Planet che dopo qualche chiesa bizantina ci ha fatto passare per vie alquanto malfamate fino a raggiungere il famoso “kastro”, ovvero residui di mura alquanto poco interessanti affacciate su un panorama quantomeno fatiscente, ci siamo goduti la città all'insegna del divertimento, con infiniti caffé e locali lungo il mare, vita notturna, i divertenti viaggi sui velieri-bar, alloggiati al discreto Hotel Pella. Si trattava di imbarcazioni ancorate alla terraferma, trasformate in locali a tema (uno era Argo di Giasone, un'altra un galeone) che durante la serata ad orari fissi salpava e faceva fare un giro di mezz'ora lungo la costa. Salonicco è anche la gioia dei golosi: patria dei dolciumi, con baklavas al miele farcite di qualsiasi crema immaginabile e altri dolci alquanto pesanti – che le vecchiette greche divoravano con evidente soddisfazione e rapidità inaudita, mentre io ero riuscita a dar due bocconi – vanta anche ristoranti come l'Ouzou Melathron, un ristorante dove il menù elenca piatti alquanto creativi e dai nomi stranissimi, e dove i viaggiatori furono definitivamente stroncati dal famigerato “Piatto del Talebano”, una forma di pane ripiena di sugo, salsicce, pezzi di carne di ogni genere, piatto concepito come singolo che non riuscimmo a finire in due..............

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postato da: Sfabix alle ore 19:16 | Permalink | commenti (4)
categoria:viaggi
giovedì, 01 ottobre 2009

Incredibile :-) uno si fa un test stupido su F. durante una pausa e si trova rivelazioni inquietantemente precise ...

Sei la rarità in persona, come te pochi al mondo, ti trovi sempre male con quasi tutti, e anche se con qualcuno ti trovi bene in fondo pensi che comunque non ti capirà mai.

postato da: Sfabix alle ore 11:07 | Permalink | commenti (3)
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